Ogni contenuto poggia su quattro pilastri; senza, qualsiasi comunicazione diventa invisibile.
Se non progetti al millimetro i tuoi contenuti, i clienti scappano. Nessuno è più disposto a investire tempo con la brutta copia di concetti già sentiti, se poi il contenuto manca anche di personalità e struttura il cliente non avrà alcuna pietà.
Come si attirano i clienti allora?
Bisognerebbe fare un po’ come una grande campagna di raccolta fondi: cercare risorse per la ricerca e la sperimentazione. Ti servirà per studiare la struttura ideale di un contenuto che comunque deve basarsi su quattro pilastri.
La prima colonna del tuo impero nel Content Marketing
Primo pilastro: chi sei? Presi dalla foga di vendere ci dimentichiamo di far capire chi siamo. È un errore che si paga. I contenuti creano relazioni e nessuno vuole stringere legami con chi non conosce o non riesce a inquadrare. Esistono persone che apprezzano gli appuntamenti al buio, ma sono poche – e non basterebbero a sostenere una relazione commerciale.
Il manifesto della tua missione va scritto nei contenuti
Secondo pilastro: cosa. Cosa fai? Di cosa ti occupi? Può sembrare scontato, ma non lo è. Ti faccio un esempio. Un amico psicologo replicò così quando gli parlai del “cosa”: «La gente lo sa cosa faccio, lo psicoterapeuta, c’è anche scritto nel mio profilo». A te chiedo: basta davvero un titolo per far capire cosa facciamo?
Nel caso specifico, cosa fa uno psicoterapeuta? Qual è la differenza tra un professionista a indirizzo cognitivo-comportamentale e uno a indirizzo sistemico-relazionale? E ancora: cosa fai tu, di diverso, rispetto a un collega con gli stessi titoli?
Ricorda che i contenuti devono creare relazioni, avvicinare il cliente al tuo mondo; altrimenti nessuna relazione.
La tua firma sul mondo (comunichi quindi esisti)
Terzo pilastro: il come. È una conseguenza del cosa. Come fa la psicoterapia ad aiutare, rispetto ad altri approcci? Cambiando settore, come fa il mio studio legale a risolvere i tuoi problemi? E così per ogni settore o competenza professionale. Altrimenti l’etichetta ci rende tutti uguali e quindi impossibili da distinguere e scegliere.
Il motivo che ti rende memorabile (ricorderanno le tue parole)
Quarto pilastro, il più importante, quello che fa la differenza: il perché.
Perché meriti davvero attenzione rispetto agli altri? Perché dovrei ascoltare il tuo contenuto su come si ripara una perdita d’acqua? Perché lo hai spiegato meglio degli altri, lo hai fatto grazie alla tua esperienza, unica e personale; lo hai fatto col tuo modo di fare, che nessun altro possiede.
Ricorda sempre: il contenuto serve a costruire un mondo o più semplicemente un’atmosfera, quella che ti differenzia dai tuoi colleghi.
Solo quando il tuo contenuto avrà soddisfatto questi quattro elementi, potrai pensare alle parole da usare alla fine.
La domanda finale: cosa deve succedere dopo?
È importante perché, se non ti prendi la responsabilità di indirizzare il lettore verso un’azione precisa, il finale col botto sarà inutile.
Devi avere le idee chiare: «Fare o non fare. Non c’è provare», diceva il maestro Yoda a Luke Skywalker. Anche se hai le idee chiare, puoi sperimentare, ma la sperimentazione deve partire da un progetto, non da un tentativo.
Ora ascolta bene: questi pilastri sono dei facilitatori per chi legge, guarda o ascolta, in base al tipo di contenuto. La facilità con cui permetti alle persone di entrare in relazione con te è ciò che accorcia le distanze. Se non sei chiaro, se non sei semplice – e semplice non significa banale – non costruirai nessuna relazione.
Ricorda: comunicare vuol dire mettere in comune. Se manca la chiarezza, non si mette niente in comune, perché nessuno potrà usufruire di qualcosa che appare in modo chiaro.


